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Bambini e media: l’educazione inizia a casa

In Svizzera i bambini utilizzano molto smartphone e tablet, ma preferiscono giocare fuori, fare sport o incontrare amici: è quanto emerge dallo studio MIKE, che ha analizzato l’utilizzo dei media da parte di un campione rappresentativo di bambini in Svizzera.

Realizzata dall’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) con il cofinanziamento della Jacobs Foundation e della piattaforma nazionale Giovani e media dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), la nuova edizione dello studio MIKE è stata presentata giovedì a Berna nel quadro della Rete Competenze mediali Svizzera. Essa raccomanda ai genitori di fare attenzione al tempo di utilizzo dei media da parte dei loro figli e all’adeguatezza dei contenuti all’età di questi ultimi.

Nonostante l’attrattività degli smartphone, le attività non digitali restano le preferite

Due terzi dei ragazzi di 10-11 anni e quattro quinti di quelli di 12-13 anni possiedono un telefono cellulare, generalmente uno smartphone; questa tendenza è più marcata tra i figli unici e quelli di genitori non svizzeri. I bambini usano il telefono per giocare, guardare video, ascoltare musica o scambiare messaggi. L’interesse per questo strumento comporta tuttavia un certo numero di rischi. Dallo studio emerge infatti che un bambino su tre con un proprio cellulare lo utilizza almeno una volta alla settimana nelle ore previste per il sonno. Un’altra constatazione è che un bambino su venti – uno su cinque nel caso di quelli stranieri – ha un televisore in camera. È dunque importante fissare regole per ridurre le possibili ripercussioni negative sul benessere. La piattaforma Giovani e media raccomanda quindi di rinunciare a qualsiasi tipo di schermo nelle camere dei bambini.

Nonostante un utilizzo sempre maggiore dei media digitali, i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 13 anni preferiscono giocare, fare sport e incontrarsi con gli amici nel mondo reale. Inoltre, secondo Gregor Waller (co-responsabile e co-autore dello studio MIKE), malgrado la crescente digitalizzazione i media “classici” continuano a essere quelli utilizzati più frequentemente: oltre il 75 per cento dei bambini guarda la televisione, ascolta musica o legge libri almeno una volta alla settimana.

App, videogiochi, film e Internet: utilizzo talvolta rischioso

YouTube è l’applicazione preferita dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 13 anni, seguita da WhatsApp, Instagram e Snapchat. Sebbene manchi una base legale che definisca l’età minima di utilizzo in Svizzera, la maggior parte delle app richiede l’accordo dei genitori. L’uso di WhatsApp è aumentato in misura particolarmente significativa dal primo studio MIKE, nel 2015: attualmente, il 55 per cento dei ragazzi tra i 10 e i 13 anni lo usa almeno una volta alla settimana. In generale, le ragazze preferiscono le applicazioni per comunicare, mentre i loro coetanei maschi quelle per giocare. Tra i videogiochi preferiti figurano Super Mario, Minecraft, FIFA e Clash Royale: due terzi dei bambini ci giocano almeno una volta alla settimana.

Per quanto riguarda i film, l’anno scorso quelli più amati sono stati Harry Potter, Star Wars o The Fast and the Furious. Le raccomandazioni in materia di età non sembrano pertanto essere sempre rispettate, dato che alcuni di questi film sono riservati ai ragazzi di più di 12 o 14 anni. Un altro dato preoccupante emerso in relazione con i nuovi media è che oltre un ragazzo su dieci tra i 10 e i 13 anni si è sentito molestato almeno una volta online.

Il ruolo dei genitori è essenziale

Critici e ottimisti allo stesso tempo, i genitori considerano i media in primo luogo un’importante fonte di informazioni, diversificata, facilmente accessibile e utile per i loro figli, rimanendo al contempo consapevoli che i media digitali comportano determinati rischi, soprattutto in relazione con i giochi e le reti sociali. Per quanto concerne l’uso di Internet, vi sono più favorevoli man mano che i figli crescono.

Di fronte a queste sfide, i genitori non rimangono passivi: la maggior parte di loro fissa regole per la durata e oltre il 90 per cento conosce le raccomandazioni in materia di età per i film al cinema e in televisione. Per contro, sarebbe opportuno che i genitori dessero maggiore importanza ai contenuti e discutessero con i figli dei motivi per cui ne fruiscono. Con il loro comportamento in materia, i genitori influenzano quello dei figli e svolgono dunque un importante ruolo di modello.

Lo studio MIKE (acronimo tedesco di “Medien, Interaktion, Kinder, Eltern”, ovvero media, interazione, bambini, genitori) analizza l’utilizzo dei media da parte di un campione rappresentativo di bambini della scuola elementare in Svizzera. Per l’edizione del 2017, la seconda dopo quella del 2015, sono stati interpellati oltre 1000 bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 13 anni e oltre 600 genitori delle tre maggiori regioni linguistiche svizzere. Lo studio MIKE è stato realizzato dal gruppo specializzato in psicologia dei media della ZHAW grazie al sostegno della Jacobs Foundation e della piattaforma nazionale per la promozione delle competenze mediali Giovani e media.

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