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AUTOCONTROLLO NEL DIABETE: PRIMO STUDIO ITALIANO IN REAL WORLD

Solo un terzo dei diabetici (34,7%) trattati con insulina misura la glicemia regolarmente, addirittura il 10% non la misura mai e il 55% la misura meno di due volte al giorno. Questi alcuni dei risultati preliminari emersi da una ricerca di esito effettuata mediante le banche dati amministrative di un campione di Aziende Sanitarie Locali, afferenti a Emilia-Romagna e Toscana, condotta da CliCon e promossa da Abbott.

 

 

Per la prima volta, sono state raccolte le informazioni sul campo, statisticamente rappresentative della realtà italiana, relative a circa 4.000 persone con diabete insulino trattate. Per ogni persona sono stati analizzati i dati dal 2009 relativi al consumo di risorse sanitarie registrati nei database delle aziende sanitarie locali e ai parametri clinici rilevati dai laboratori di analisi. Il risultato è il primo studio in real world realizzato nel nostro paese sull’autocontrollo della glicemia e le sue conseguenze cliniche ed economiche nella gestione del diabete, una malattia che interessa oltre 3 milioni di italiani e che costa ogni anno circa 9 miliardi di euro, in gran parte a causa delle complicanze[2].

“Il diabete è una vera e propria epidemia in costante crescita in tutto il mondo ed è destinato a diventare la principale causa di disabilità e di mortalità nei prossimi venti anni. Un buon controllo della glicemia potrebbe ridurre in maniera sostanziale il numero delle complicanze, limitare i costi della malattia e migliorare la qualità della vita.” – afferma Salvatore Caputo, Presidente Diabete Italia – “Ad oggi però il livello di controllo glicemico non è soddisfacente, in quanto, come confermano i risultati di questa analisi sul campo, il 65% dei diabetici italiani trattati con insulina non misura abbastanza frequentemente la glicemia, e questo espone le persone con diabete a crisi ipo e iperglicemiche che, a loro volta, comportano il ricorso alle strutture ospedaliere, con un notevole impatto sui costi del sistema sanitario nazionale”.

Ad un miglior controllo della glicemia si associano minori costi assistenziali.

I dati dello studio dimostrano, infatti, che le persone che non controllano sufficientemente la glicemia vanno incontro a un tasso di ipoglicemia quasi triplo rispetto alle persone che si controllano regolarmente (27,3 per 100 anni persona vs 10,6), con un tasso di ospedalizzazione raddoppiato (60,8 per 100 anni persona vs 30,0). L’analisi delle banche dati amministrative delle ASL ha evidenziato, inoltre, un consumo di risorse sanitarie maggiore da parte delle persone poco attente all’autocontrollo (€ 3.000 vs € 2.700) soprattutto per quanto riguarda i costi delle ospedalizzazioni inerenti al diabete (€ 2.500 vs € 1.500) che risultano superiori del 66%.

“L’automonitoraggio della glicemia ha un ruolo centrale nella gestione quotidiana del diabete ma, così com’è praticato oggi, è pur sempre un atto obbligato che bisogna compiere almeno 4-5 volte al giorno con il rischio di una mancata aderenza alle indicazioni del medico. - Conclude il dott. Caputo - Fra i bisogni più importanti delle persone con diabete c’è proprio la possibilità di poter controllare il livello della propria glicemia nel modo più semplice e meno fastidioso possibile, laddove con il termine fastidioso non ci si riferisce solo al dolore della puntura sul dito, ma anche all’interferenza con le normali attività del vivere quotidiano. Sicuramente la strada da percorrere è una più attenta personalizzazione e, in questo senso, la tecnologia ci può dare una mano, attraverso sistemi di monitoraggio innovativi”.

Attualmente impegnata sul fronte dell’innovazione tecnologica per ottimizzare la gestione del diabete, Abbott sta sviluppando una nuova tecnologia di sensori che utilizza l’AGP, Ambulatory Glucose Profile, un sistema di elaborazione e lettura della glicemia che, con un’interfaccia user-friendly, permette un’immediata comprensione dei dati relativi all’andamento glicemico giornaliero. Il lancio in Europa di questa innovativa tecnologia di sensori, che rappresenta la prossima nuova frontiera nella gestione del diabete, è previsto entro la fine del 2014.

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