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ARTRITE REUMATOIDE IN LOMBARDIA: COLPITE IN TOTALE OLTRE 63MILA PERSONE

Istituire un modello di gestione condiviso per tutti i pazienti con artrite reumatoide assistiti in Regione Lombardia. Gli obiettivi finali devono essere quelli di favorire la diagnosi precoce della malattia e la medicina di precisione nel ricorso alle terapie.

E’quanto emerge dal convegno regionale “MOMAr Lombardia – Modelli Operativi nel Management dell’Artrite reumatoide”, che si svolge oggi a Milano. L’evento scientifico è reso possibile grazie al contributo educazionale non vincolante di Bristol-Myers Squibb e realizzato dal Provider ECM Dynamicom Education. Nella città meneghina viene presentato e discusso un documento realizzato dai clinici ospedalieri sul trattamento della patologia reumatologica. I pazienti con artrite reumatoide in Lombardia sono oltre 63mila per un totale di oltre 400mila casi in tutta la Penisola.

“La malattia risulta molto dolorosa, mina seriamente la qualità di vita e può essere anche fatale - afferma il prof. Carlomaurizio Montecucco, Referente Scientifico di MOMAr Lombardia e Direttore della SC di Reumatologia del Policlinico San Matteo di Pavia -. Negli ultimi 10 anni è cambiato in modo radicale l’atteggiamento terapeutico verso la patologia. Un trattamento precoce e aggressivo può determinare un significativo ritardo del danno anatomico articolare e della disabilità. Possiamo così modificare sensibilmente l’evoluzione e il decorso della malattia. Bisogna quindi diffondere un percorso che faciliti l’accesso e la diffusione di questa tipologia di cure. In Lombardia è attiva da alcuni anni una Rete Clinico-Assistenziale Regionale che ha ottenuto buoni risultati nella gestione dei pazienti. Soprattutto ha favorito una corretta integrazione tra le attività svolte dai centri sanitari di riferimento e la medicina del territorio. Esistono tuttavia degli aspetti da migliorare, in particolare va incrementato il numero delle diagnosi precoci. Per farlo è fondamentale il ruolo che può svolgere il medico di medicina generale che però deve essere opportunamente preparato”.

L’ultima parte del convegno di Milano prevede un focus sulla medicina di precisione dove i vari specialisti si confrontano sugli aggiornamenti scientifici circa la gestione dei diversi profili di paziente.

“Ogni malato presenta delle proprie peculiarità - aggiunge il dott. Luigi Sinigaglia, Referente Scientifico di MOMAr Lombardia e Direttore del Dipartimento di Reumatologia e Scienze Mediche del Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini-CTO di Milano -. In Lombardia la prevalenza della patologia risulta più che doppia nelle donne rispetto agli uomini. Inoltre i pazienti sono spesso giovani e nel pieno delle loro delle loro attività lavorative, familiari e sociali. Quindi, nonostante le cure somministrate, bisogna riuscire a preservare la funzione fisica dei pazienti, intervenendo più precocemente possibile sulla progressione del danno articolare. Oggi con l’approccio della medicina di precisione possiamo identificare dei biomarker di aggressività della malattia quali ad esempio gli ACPA (anticorpi anti-citrullina) utilizzando poi farmaci mirati ad arrestare l’evoluzione del danno a livello delle articolazioni. Siamo anche in grado di trattare in maniera differenziata persone obese o in sovrappeso, a forte rischio cardiovascolare, con precedenti infezioni o colpiti da altre malattie. L’artrite reumatoide può essere curata con farmaci estremamente efficaci che però presentano costi rilevanti e assorbono oltre il 50% di tutti i costi per il trattamento della malattia. Favorire l’appropriatezza e l’aderenza terapeutica è fondamentale non solo per la salute del singolo paziente ma anche per evitare sprechi all’intera collettività. Con il Progetto MOMAr Lombardia vogliamo fornire dei percorsi terapeutici che siano di riferimento per tutto il personale medico che lavora in Regione”.

“Dopo la diagnosi della patologia- sottolinea infine Maria Grazia Pisu di ALOMAR (Associazione Lombarda Malati Reumatici) la persona che deve vivere con l’Artrite Reumatoide, ha la necessità di sentirsi accompagnata nel percorso multidisciplinare che dovrà affrontare da quel momento in poi. Il sostegno morale per l’interessata/o e suoi famigliari è fondamentale, per una migliore qualità di vita e anche per una migliore aderenza alla terapia”.

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