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Al via la campagna ‘Sfidiamo il diabete’

Il diabete mellito è sempre più diffuso in Italia e assistere le persone con la malattia (circa 4 milioni) è diventato un impegno sempre più gravoso per il Servizio Sanitario Nazionale.

La malattia è complessa, seria e potenzialmente grave: in Italia ogni 10 minuti una persona con diabete ha un infarto oppure un ictus o sviluppa un problema serio alla vista; ogni 52 minuti una persona con diabete subisce un’amputazione; ogni 4 ore una persona con diabete deve iniziare la dialisi e ogni 5 minuti una persona muore a causa del diabete o avendo il diabete come concausa importante. Il numero di persone che muoiono ogni anno a causa o anche a causa del diabete è di poco inferiore al numero di persone che muoiono a causa del cancro (circa 130 mila rispetto a 160 mila).

Di questo non c’è sufficiente percezione e la conseguenza è un’insufficiente determinazione nella lotta alla malattia. Le persone con diabete devono essere assistite con quell’approccio multiprofessionale e multidimensionale in atto da tempo del nostro Paese: quest’anno ricorre il trentennale della legge 115 che ha di fatto formalizzato la cura presso quella rete di centri diabetologici che costituisce una peculiarità italiana per la sua diffusione capillare. Il Piano Nazionale Diabete del 2012 ha confermato il modello di cura basato su questi centri e i loro team (diabetologi, infermieri, dietisti, podologi e psicologi esperti di diabete) al fianco dei medici di famiglia, idealmente già al momento della diagnosi e per tutta la durata della malattia. Di questo non c’è sufficiente memoria e la conseguenza è una gestione spesso non ideale della malattia.

La cura del diabete richiede un assiduo e meticoloso impegno da parte di chi ne è affetto. La persona con diabete deve partecipare attivamente alla cura in tutti i suoi vari aspetti: alimentazione, attività fisica, autocontrollo glicemico domiciliare, assunzione dei farmaci, visite ed esami periodici. Il risultato finale, che corrisponde alla durata e alla qualità della vita, dipende dall’operato della persona con diabete più ancora che dall’impegno di chi la cura. Per questo l’educazione strutturata di chi ha la malattia è fondamentale. Per questo i rischi connessi con la malattia non dovrebbero essere tenuti nascosti. Di questo non c’è sufficiente consapevolezza e la conseguenza è una limitata attenzione alla malattia. In Italia circa 10 milioni di persone sono ad alto rischio di sviluppare diabete e di queste circa un quarto svilupperà la malattia nei prossimi 10 anni se non si farà nulla per evitarlo.

La potenziale severità della malattia e i suoi fattori di rischio devono essere fatti conoscere al grande pubblico con l’intento di motivare le persone ad uno stile di vita più salutare e ridurre, laddove possibile (per ora solo il diabete tipo 2, in futuro si spera anche il tipo 1) i nuovi casi (in questo momento circa 250 mila ogni anno). Al momento non sono in atto iniziative ampie e concrete di prevenzione. Per aumentare le conoscenze sul diabete e la percezione dei rischi connessi, al fine di ottenere una maggiore incisività nella prevenzione e nella cura, la Fondazione Diabete Ricerca onlus e la Società Italiana di Diabetologia hanno lanciato una massiccia campagna di comunicazione sulla malattia. La campagna denominata ‘Sfidiamo il diabete’. Consta di inserzioni sui principali quotidiani nazionali, articoli su quotidiani nazionali e locali, pop up su molti siti internet, messaggi e articoli sui siti istituzionali (www.siditalia.it; www.diabetericerca.org), immagini e post sui social network (Facebook, Instagram, Twitter), interviste radiofoniche e televisive, conferenze stampa, distribuzione di materiale divulgativo presso i centri diabetologici e anche al di fuori di essi in varie circostanze, incluse quelle coincidenti con la Giornata Mondiale del Diabete, eventi quali concerti, conferenze, incontri con i cittadini, flash mob in vari contesti.

Tutti i diabetologi italiani e i loro team sono invitati a partecipare alla campagna che ha la finalità di aumentare la consapevolezza sulla malattia non solo presso chi ne è affetto ma anche presso il grande pubblico. Tutti sono invitati a partecipare alla sfida. Il diabete va sfidato e sconfitto. Sfidiamolo e sconfiggiamolo. Con una prevenzione più incisiva, con una cura più attenta, con una maggiore allocazione di risorse del SSN e anche con un maggiore sostegno alla ricerca da parte delle istituzioni preposte (Ministero dell’Università e Ministero della Salute, Regioni, Atenei) e da parte dei cittadini che in questo momento donano alla ricerca sul diabete poco più di 100 mila euro per anno, una somma che corrisponde ad un millesimo di quanto donano alla ricerca sul cancro. E sfidiamolo parlandone e scrivendone, senza reticenze. Le persone con il diabete non devono diventare disabili o morire per il diabete per non aver saputo come fare per evitarlo. Le persone senza il diabete non devono farselo venire per non aver saputo come fare ad evitarlo.

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