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A MILANO E TORINO SI INVECCHIA PRIMA CHE A ROMA?

Ora sappiamo che l’inquinamento in città è la causa di un nuovi e gravi danni alla salute: le polveri sottili provocano ed accelerano i processi aterosclerotici ed arteriosclerotici. Ne risentono il cuore, che è più a rischio, ed il cervello, che invecchia più velocemente.

Il meccanismo è semplice e diretto, quindi molto dannoso: l’inalazione del particolato fine (si tratta dei noti PM2.5) provoca un processo di infiammazione nei polmoni e nel sangue, che si ripercuote nell’arteria principale, la carotide, provocando ed accelerando queste malattie, specie nei soggetti con livelli di colesterolo troppo elevati.


Grazie all’elaborazione statistica dei dati emersi da questi lavori scientifici, sulla base dei dati sulle polveri sottili in città forniti da ISPRA Ambiente (i più aggiornati disponibili, i prossimi arriveranno a dicembre 2016) è stato possibile stimare la differenza sullo stato di salute di cuore e cervello delle persone che vivono a Milano e Torino rispetto a quelle che risiedono a Roma, che ha notoriamente un relativo minor tasso di inquinamento medio. L’invecchiamento dei nostri due organi principali, cuore e cervello, nel capoluogo meneghino ed in quello piemontese avviene fino a quattro volte più in fretta rispetto a quanto si verifica nella Capitale, proprio a causa della combinazione inquinamento e colesterolo. Almeno a giudicare dai dati ricavati da studi svolti sulla presenza di danno vascolare a livello carotideo. Con esclusivo riferimento, naturalmente, a valori medi degli agglomerati per tutte e tre le megalopoli, dato che alcune aree ad elevato tasso di inquinamento sono presenti anche a Roma. “Numerosi studi scientifici recenti hanno, infatti, dimostrato” – annuncia il professor Alberico Catapano, Presidente della Società Europea per lo Studio dell’Aterosclerosi ed Ordinario di Farmacologia all’Università di Milano – “che l’esposizione alle polveri sottili in città provoca un ispessimento della carotide, quindi l’arteriosclerosi, ma anche la formazione di placche aterosclerotiche. Si è registrata, inoltre, una modifica qualitativa del “colesterolo buono”, l’HDL, che risulta con ridotta capacità antinfiammatoria”.


“Ci sono inoltre evidenze scientifiche – aggiunge il professor Marcello Arca, professore di medicina interna e responsabile e Segretario Nazionale della SISA – che suggeriscono che un elevato tasso di inquinamento possa anche far peggiorare un importante funzione delle arterie che è quella di vasodilatarsi secondo le necessità della circolazione del sangue. Questa anomalia che si chiama disfunzione endoteliale può più facilmente predisporre le persone alla formazione delle placche aterosclerotiche”.
"Con la riduzione della concentrazione di polveri sottili nelle nostre città anche solo di pochi punti" - illustra il dottor Luigi Gentile, Presidente SISA Piemonte e Valle d’Aosta - "è possibile ridurre già nel breve periodo il rischio di ispessimento rapido della carotide, quindi di invecchiamento precoce di cuore e cervello, a causa degli effetti dannosi dell'inquinamento anche sull'arteriosclerosi".


Come aumenta in rischio di infarto in città
L’occlusione più rapida della carotide a causa della combinazione polveri sottili e colesterolo elevato, aumenta in rischio di eventi cardiovascolari. A partire dall’infarto. Ma il sangue che coagula più rapidamente favorisce anche le trombosi.


Come cambia il cervello in città: meno memoria e concentrazione
Quando gli accumuli di colesterolo si raccolgono sulle pareti delle arterie che raggiungono o attraversano il cervello sopravvengono alcuni disturbi: difficoltà di concentrazione, appannamento della memoria, ideazione rallentata. Il danno al flusso arterioso è quasi sempre generalizzato, ma si ripercuote soprattutto a carico degli organi pili nobili a partire dal il cervello, rendendo meno brillanti la memoria e la capacità di concentrazione.


I numeri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, American Heart Association
Numerosi studi hanno confermato l'associazione tra inquinamento atmosferico e malattie, con il più alto impatto su quelle cardiovascolari. Il World Health Report dell'OMS stima che ogni anno circa 800.000 morti premature sono dovute all'inquinamento atmosferico in tutto il mondo.
La American Heart Association ha definito l'esposizione a PM2.5 come "un fattore modificabile che contribuisce alla morbilità e mortalità cardiovascolare". Infatti, è stato dimostrato che innesca eventi cardiovascolari sia fatali che non fatali, mentre l'esposizione a lungo termine per le stesse particelle è associata ad una riduzione ancora maggiore della aspettativa di vita. Gli effetti più gravi in termini di carico globale di salute includono una significativa riduzione della speranza di vita media della popolazione.


I livelli di inquinamento in Italia ed in Europa, la speranza di vita
In Europa, si stima che se i livelli di PM venissero ridotti ai valori raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, il guadagno medio previsto in termini di speranza di vita sarebbe compreso tra 0,4 mesi a Dublino, la città meno inquinata, gli 11,6 mesi di Roma e i 22,1 mesi a Bucarest, la città più inquinata.


In Italia, questa necessità è ancora più pressante dal momento che, anche per motivi geografici, alcune città del nostro Paese presentano alti livelli di questi inquinanti. Secondo la pubblicazione “Air quality in Europe — 2015 report” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), la Pianura Padana si conferma l’area con la peggiore aria da respirare in Europa, con Brescia, Milano e Torino che superano il limite Ue di concentrazione media annua di 25 microgrammi per m3 per il PM2.5 (dati 2013). Venezia si ferma appena sotto questa soglia. Se si considera la soglia raccomandata dall’Oms, che è di 10 mg/m3, sono a rischio anche altre grandi città come Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Taranto e Cagliari.
 

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