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75% COSTI IN MENO E META' INFEZIONI OSPEDALIERE CON DETERGENTI DI 3 SPECIE DI BACILLUS. STUDIO BOCCONI, FERRARA, UDINE

La diffusione dell’antibiotico-resistenza negli ospedali può essere limitata da metodi igienico-sanitari che rimodulano il microbiota ospedaliero, portando a minori consumi e costi antimicrobici, secondo un articolo pubblicato da Infection and Drug Resistance, cui hanno collaborato due studiose della Bocconi (per la parte relativa ai costi) con l'Università di Ferrara e colleghi dell'Università di Udine.
 
In particolare, un esperimento condotto in cinque ospedali italiani utilizzando il Probiotic Cleaning Hygiene System (PCHS), un metodo di sanificazione a base probiotica, coordinato dal centro di ricerca CIAS dell'Università di Ferrara (www.cias-ferrara.it), ha portato ad una riduzione del 52% delle infezioni ospedaliere (una tipologia di infezione che tende a mostrare una maggiore resistenza agli antibiotici rispetto alle infezioni contratte altrove), una riduzione del 60,3% del consumo di farmaci associati e una riduzione del 75,4% dei relativi costi. «I risultati», afferma Rosanna Tarricone dell'Università Bocconi, co-autrice dello studio, «suggeriscono che l'introduzione di metodi di sanificazione probiotici può essere considerata una componente utile delle strategie di prevenzione delle infezioni. Il risparmio economico è solo una parte della storia, poiché le infezioni ospedaliere colpiscono ogni anno 3,2 milioni di persone in Europa, con 37.000 morti», riporta il sito della Bocconi.
 
I reparti di Medicina interna degli ospedali iscritti allo studio sono stati osservati per sei mesi mentre utilizzavano il metodo di sanificazione convenzionale, basato su sostanze chimiche e, poi, per altri sei mesi mentre utilizzavano detergenti ecologicamente sostenibili contenenti spore di tre specie di Bacillus. Lo studio ha coinvolto 12.000 pazienti e ha comportato l’analisi di oltre 30.000 campioni ambientali provenienti da superfici ospedaliere.
 
Il nuovo sistema di sanificazione è stato associato ad una diminuzione media dell'83% dei patogeni rilevati sulle superfici ospedaliere e ad una significativa riduzione (70-99,9%) dei geni resistenti agli antibiotici. Nel caso dello Staphylococcus aureus (lo Staphylococcus spp. rappresentava fino al 90% del microbiota rilevato sulle superfici e lo S. aureus, in particolare, svolge un ruolo importante nelle infezioni ospedaliere), gli isolati della fase post-intervento erano il 63,9-93,5% meno resistenti agli antibiotici, a seconda del tipo di antibiotico, e quelli resistenti a tre o più antibiotici sono diminuiti del 72,4%.
 
Il numero di infezioni associate all'assistenza sanitaria è diminuito del 52%, come dettagliato in un altro articolo scritto in collaborazione (PLoS ONE 13(7): e0199616), e il costo per episodio di infezione ospedaliera è diminuito del 45,6%, con le suddette riduzioni del 60,3% nel consumo di farmaci associati e del 75,4% nei costi correlati.
 
Poiché l'analisi si è concentrata solo sui costi dei farmaci, «tenendo conto di altre variabili, come la durata della degenza ospedaliera, è probabile che le nostre stime dei risparmi siano conservative», conclude Carla Rognoni, l'altra co-autrice Bocconi dell'articolo.
 
Elisabetta CaselliLuca ArnoldoCarla RognoniMaria D’AccoltiIrene SoffrittiLuca LanzoniMatteo BisiAntonella VoltaRosanna TarriconeSilvio BrusaferroSante MazzacaneImpact of a probiotic-based hospital sanitation on antimicrobial resistance and HAI-associated antimicrobial consumption and costs: A multi-center study, in Infection and Drug Resistance, in Infection and Drug Resistance2019:12 501–510, DOI: 10.2147/IDR.S194670.
 
Nota: Copma, la società titolare del marchio PCHS, ha finanziato lo studio. I finanziatori non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione dello studio, nella raccolta e analisi dei dati, nella decisione di pubblicare o nella preparazione del manoscritto.

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