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415 milioni le persone con diabete nel mondo (1 adulto su 11); il 46,5% e' senza diagnosi

Appropriatezza, aderenza, sostenibilità, continuità terapeutica e responsabilità prescrittiva sono i punti fondamentali su cui basare una gestione integrata del paziente con diabete.  

Con l’intento di avere una visione generale sulla situazione attuale del diabete in Italia e stimolare la collaborazione tra tutti gli operatori coinvolti, si è svolto oggi, in Senato, con il supporto non condizionato di Sanofi, il Convegno “Il paziente diabetico: modelli di appropriatezza ed aderenza, per una corretta gestione integrata”. L’incontro ha visto il coinvolgimento di Istituzioni, Società scientifiche, Farmacologi, Economisti sanitari e Associazioni di pazienti, ed ha esaminato anche le migliori best practice, riconoscendo all’esperienza di gestione multidisciplinare un ruolo fondamentale. L’obiettivo finale è la valutazione di nuove soluzioni mirate alla tutela del paziente cronico, senza dimenticare la sostenibilità del sistema sanitario. 

Come indicato nel «Piano nazionale sulla malattia diabetica», è la gestione integrata la reale chiave di volta, per garantire al soggetto diabetico e/o insulinizzato, il miglior percorso terapeutico. E’ stato un confronto tra tutte le figure del panorama sanitario coinvolte al fine di trovare le migliori soluzioni possibili, mettendo, come sempre, le problematiche del malato di diabete, al centro di ogni iniziativa migliorativa”. Ha spiegato Paola Pisanti, Presidente Commissione Nazionale Diabete e Coordinatore Gruppo di lavoro sulle Cronicità del Ministero della Salute

Secondo le stime dell’International Diabetes Federation, nel 2015 sono 415 milioni le persone con diabete nel mondo (1 adulto su 11), il 46,5% delle quali non ha ancora una diagnosi. In Italia si stima che le persone con diabete siano 3,5 milioni, ovvero circa il 5% della popolazione.

Le persone con diabete hanno a che fare con una patologia cronica, complessa e progressiva e tra le più rapide a diffondersi a livello mondiale. Per questo motivo è fondamentale disporre di un’organizzazione dell’assistenza sociosanitaria adeguata e sostenibile, che garantisca un facile ed omogeneo accesso alle cure e alle nuove tecnologie. Prevenzione delle complicanze e diagnosi precoce in età pediatrica, sono le parole d’ordine. Non è difficile convincersi che la formazione delle persone con diabete e percorsi strutturati per l’inserimento dei pazienti in età evolutiva nelle attività sociali sono passaggi obbligati per una gestione corretta e consapevole della patologia. La persona con diabete, infatti, è chiamata non solo a controllare in maniera continua e costante la sua glicemia, ma anche condurre uno stile di vita per scongiurare il rischio di generare nel lungo termine le complicanze tipiche del diabete”. Ha detto Giovanni Lamenza, Presidente di Diabete Italia

“Il diabete è malattia sistemica e complessa nella patogenesi, nella fisiopatologia e nella sua espressione clinica. E' molto diffuso perchè ormai 4 milioni di italiani ne sono consapevolmente affetti mentre un altro milione ha la malattia senza saperlo. E' cronico e può durare molte decadi. La sua gestione nel singolo paziente richiede il coinvolgimento di molti professionisti e una partecipazione attiva da parte dell'interessato che è il vero protagonista della cura.  Tale gestione, per ottenere i maggiori benefici clinici e per evitare spreco di preziose risorse, deve basarsi su una rigorosa appropriatezza in chi prescrive esami, farmaci, presidi, procedure e in chi organizza il sistema di cura ma anche una scrupolosa aderenza in chi riceve le prescrizioni”. Ha aggiunto Enzo Bonora, Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID)

Il diabete in Italia determina una spesa per il SSN pari a 9,5 miliardi di Euro ogni anno a cui vanno aggiunti oltre 10 miliardi di costi indiretti. La metà dei pazienti con diabete è, inoltre, affetto da almeno 2 o 3 comorbilità (ipertensione, coronopatia, insufficienza renale e disturbi oculari). Tutto questo determina un aggravio importante per le risorse del sistema sanitario. Uno studio che abbiamo effettuato recentemente ha dimostrato come sia possibile risparmiare circa 1 miliardo di euro potenziando congiuntamente anche il monitoraggio di microalbuminuria e colesterolo, grazie ad una migliore gestione della malattia e alla conseguente riduzione delle comorbilità associate e delle ospedalizzazioni”. Ha tenuto a precisare Francesco Saverio Mennini, Research Director, Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Università di Roma Tor Vergata

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