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3 CONSIGLI PER DIFENDERSI DALL’ INVECCHIAMENTO MENTALE

Come difendersi dall’invecchiamento mentale che inesorabilmente avanza con l’età e dai piccoli e grandi problemi che il calo della memoria può comportare? Prendete un cane, un gatto, un’iguana o qualsiasi animale domestico: gli studi dimostrano che averne cura rinforza le abilità cognitive e tiene in forma il cervello.

Prestate molta attenzione a dormire tanto e bene: uno studio recentissimo comparso sulla prestigiosa rivista accademica “Neurology” ha evidenziato un legame tra la cattiva qualità del sonno e l’insorgere del biomarker dell’Alzheimer nel liquido cefalorachidiano. Soprattutto, per mantenere il cervello e la memoria sempre al top, bisogna imparare a pensare in modo diverso, come fanno i manager delle grandi aziende quando si trovano di fronte a scelte cruciali i devono prendere decisioni importanti.

Ecco tre suggerimenti per ritardare il declino cognitivo proposti Giuseppe Alfredo Iannoccari - Brain Trainer, docente alla Statale di Milano e presidente dell’associazione Assomensana -  in occasione della 10ª Edizione nazionale della "Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 18 al 23 settembre 2017 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e forniranno consigli utili per ostacolare il decadimento mentale. (Per informazioni www.assomensana.it).

Animali domestici: ecco perché aiutano il cervello a rimanere in forma

Sono sempre di più gli italiani che decidono di ospitare un animale in casa. Chi si affida alla compagnia di un cane o di un gatto, chi invece predilige il canto di uccellini o la compagnia di furetti e varani, per non parlare poi di chi sceglie la compagnia silenziosa e inquietante di un serpente ben riposto in una teca.  Ma nelle persone “agée” si insinuano spesso timori che la convivenza con i nostri amici a quattro zampe (o meno!) possa influire con gli emergenti piccoli acciacchi tipici dell’avanzare dell’età, arrecando problemi sia agli animali sia ai proprietari. Soprattutto per quanto riguarda le défaillances della memoria: tenere un pet, con tutti gli impegni che comporta, sovraccarica la mente di pensieri? Può diventare un compito che interferisce negativamente con le attività del cervello? In definitiva, Fido sì o Fido no?

Risponde Giuseppe Alfredo Iannoccari - Brain Trainer, docente alla Statale di Milano e presidente dell’associazione Assomensana -  in occasione della 10ª Edizione nazionale della "Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 18 al 23 settembre 2017 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e forniranno consigli utili per ostacolare il decadimento mentale. (www.assomensana.it).

“Certamente la compagnia di un animale domestico – spiega Giuseppe Alfredo Iannoccari -  è di grande aiuto: ai motivi di ordine affettivo, molto importanti soprattutto per affrontare il problema della solitudine nelle persone più anziane, si aggiungono anche i benefici derivanti dall’avere un impegno e quindi una serie di faccende da ricordare e svolgere. Dal dare da mangiare ad una certa ora, a ricordarsi gli appuntamenti col veterinario e per la toilettatura, dal programmare la propria giornata in funzione delle esigenze dei compagni animali, al pianificare una vacanza tenendo conto della loro presenza. Insomma, a livello mentale e cognitivo, la compagnia degli animali da benefici per mantenere la mente allenata e in forma, soprattutto per quanto riguarda le abilità di attenzione, funzioni esecutive (pianificazione, programmazione ed esecuzione di un compito), memoria verbale (i nomi degli alimenti e di tutto ciò che riguarda la cura dell’animale), la memoria prospettica (ricordarsi di fare qualcosa in futuro) e infine la gestione delle emozioni, poiché interagire con un animale che ha schemi comportamentali ed affettivi diversi da quelli umani stimola a gestire diversamente la propria intensità emotiva”. 

L’importanza della qualità del sonno

“I problemi che portano a una cattiva qualità del sonno, quali difficoltà ad addormentarsi, insonnia o risvegliarsi spesso durante la notte, - sottolinea Iannoccari -  possono essere il campanello d’allarme del futuro sviluppo dell’Alzheimer anche nelle persone in buona salute e che non presentano disturbi cognitivi”. Lo conferma uno studio pubblicato il 5 luglio 2017 su Neurology, una delle più autorevoli riviste scientifiche americane: ricercatori della University of Wisconsin–Madison hanno infatti trovato un legame tra i disturbi del sonno e la presenza di marcatori biologici dell’Alzheimer nel fluido cefalorachidiano (che si trova nel midollo spinale) quali alti livelli della proteina amiloide, di quella Tau, che si trova nei grovigli di neuroni che caratterizzano la patologia, e inoltre segni di danneggiamento o infiammazione delle cellule cerebrali, cioè tutti marker che servono per identificare l’insorgere dell’Alzheimer.

Chiediamo al professor Giuseppe Alfredo Iannoccari - Brain Trainer, docente alla Statale di Milano e presidente dell’associazione Assomensana -  in occasione della 10ª Edizione nazionale della "Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 18 al 23 settembre 2017 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e forniranno consigli utili per ostacolare il decadimento mentale. (www.assomensana.it) di spiegarci meglio la relazione tra sonno e memoria: perché dormiamo? Cosa succederebbe se non dormissimo? E’ una necessità del corpo o della mente? 

“Probabilmente dormire – dice Iannoccari -  fa bene ad entrambi. Tuttavia, tra i due sistemi chi si giova di più del sonno è il cervello (e quindi in gran parte la mente). Il corpo si può riposare anche stando seduti, ma il cervello ha bisogno di staccare da tutte le attività quotidiane. Durante la veglia, infatti, il cervello è bombardato da continui stimoli di ogni tipo — visivi, uditivi, olfattivi, tattili, posturali, emozionali, vitali ecc. - e deve elaborare circa 11 milioni di informazioni al secondo!”

“Sarebbe opportuno – prosegue Iannoccari - quindi lasciargli del tempo a fine giornata da dedicare a se stesso: così entra in gioco il sonno che serve al cervello per riorganizzare le informazioni che ha acquisito di giorno ed elimina quelle superflue. Il cervello svolge questo lavoro eliminando le connessioni inutili che si sono create tra i neuroni durante il giorno. Queste connessioni sono costituite dai “dendriti”, ossia quei ‘rametti’ che crescono e si connettono con gli altri neuroni attraverso le sinapsi”. 

Ma l’invecchiamento incide sulla qualità del sonno?

“Dallo studio condotto – dice Iannoccari - da M. Grandner e collaboratori, pubblicato sulla rivista Sleep, risulta che la qualità del sonno sembra migliorare nel corso della vita, fino a 80 anni. I risultati dello studio suggeriscono che il “poco sonno” nei soggetti più anziani può essere dovuto a più fattori, non necessariamente all’invecchiamento fisiologico e che si può migliorare seguendo opportuni stili di vita”.

Fare una pennichella o un pisolino di giorno può dunque essere utile?

“Un nuovo studio dell'Università della California a Berkeley sostiene – sottolinea Iannoccari - che anche il pisolino pomeridiano è altrettanto importante per l’apprendimento, che diminuisce con il passare della giornata. Fare un sonnellino non solo inverte questo effetto, ma dà una spinta benefica alla memoria”.

Vuoi mantenere la mente allenata? Pensa come un manager: tre strategie per una mente attiva

Il professor Giuseppe Alfredo Iannoccari - Brain Trainer, docente alla Statale di Milano e presidente dell’associazione Assomensana -  in occasione della 10ª Edizione nazionale della "Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 18 al 23 settembre 2017 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e forniranno consigli utili per ostacolare il decadimento mentale. (www.assomensana.it) suggerisce tre strategie ‘meta-cognitive’ che consentono di mantenere un cervello abile ed efficiente a tutte le età, senza grandi sforzi e con molte soddisfazioni.

  1. flessibilità

“La flessibilità cognitiva è una dei punti di forza per avere un cervello efficiente: serve per prendere decisioni, per trovare nuove soluzioni e per adattarsi all’ambiente esterno. È in sostanza la capacità di spostare l'attenzione da una cosa ad un'altra, nel momento giusto, per trarre le conclusioni migliori, la carta vincente dei grandi manager quando devono prendere decisioni cruciali per trovare nuovi approcci a problemi non affrontati in precedenza. Questa modalità porta a risultati migliori quanto migliori sono le capacità di spostare l’attenzione sui diversi elementi del problema, evitando di fissarsi su uno o pochi soltanto”.

  1. ripensare la giornata

“I pensieri che si formulano prima di addormentarsi sono quelli che hanno maggiore probabilità di essere ricordati al mattino. La sera, quindi, è utile ripensare a ciò che si è fatto durante il giorno. 5-10 minuti prima di addormentarsi sono sufficienti per ripensare a cosa si è fatto durante la giornata. In questo modo, il cervello accumula ricordi cosi come le ere geologiche accumulano strati di terreno”.   

  1. Non ci riesco ma ci provo

“Non riesci a fare qualcosa e sei tentato a rinunciare? Questo è il momento buono per cambiare marcia. Proprio quando non si sa fare qualcosa è opportuno darsi da fare per capire come si fa, altrimenti si rischia di ripetere solo ciò che si sa fare e non apprendere nulla di nuovo.

Se non si fanno attività nuove, si corre il rischio di specializzarsi in poche cose e di perdersi tutto il resto. Il gioco delle carte è un buon allenamento mentale? Se si fa sempre lo stesso gioco, quale che sia, il nostro cervello non viene stimolato; se invece si inseriscono di tanto in tanto giochi nuovi, il beneficio per le capacità mentali è elevato: bisogna apprendere nuove regole, modalità diverse di gioco, nuove strategie. Ogni volta che sollecitiamo il cervello a fare qualcosa di nuovo gli diamo l’opportunità di attivarsi e creare nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni (la potenzialità del cervello risiede appunto nel numero di contatti che attiva tra i neuroni, più che il numero di neuroni stesso). Il motto “non ci riesco ma ci provo!” si associa molto bene alla curiosità, che costituisce la ‘fiammella che mantiene acceso’ il cervello, evitando che questi si adagi e diventi troppo sedentario.

Attenzione anche al calo dell’udito

“Tra udito e cervello esiste un intreccio invisibile e molto stretto, che alimenta un circolo vizioso a due direzioni: così, un calo dell’udito è associato a un aumento di oltre 3 volte della probabilità di sviluppare una forma di demenza, mentre in 3 pazienti con un deficit cognitivo su 4 si registra anche un disturbo dell’udito, come riportato nello studio del 2016 condotto da Meusy A. et al e pubblicato sul Journal of the Alzheimer’s Association”

Dove e quando trovare gli specialisti per il check-up gratuito

Assomensana organizza per decimo anno la "Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale", che si svolgerà in tutta Italia dal 18 al 23 settembre 2017 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione mette a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e daranno utili consigli per ostacolare il decadimento mentale. Il professor Giusepe Alfredo Iannoccari Brain Trainer, docente alla Statale di Milano e presidente dell’associazione Assomensana, spiega in cosa consiste la visita.

“Un check-up mentale è indicato a partire dai 55 anni. Non si va a cercare una malattia degenerativa, quindi non si avrà una diagnosi. Misuriamo scientificamente in quale ambiti si è più forti e in quali più deboli. Un modo per combattere il decadimento mentale con nuove capacità cognitive. Bisogna cercare uno specialista nell’elenco presente sul sito dell’associazione www.assomensana.it e prendere un appuntamento. Lo specialista effettuerà gratuitamente il check-up attraverso degli esercizi cognitivi che valutano il livello di efficienza delle 10 principali funzioni cognitive e, al termine, grazie ad computer, potrà elaborare un grafico e spiegare all’utente qual è la situazione e dove lavorare per migliorare, rafforzare, sostenere. Dura circa un’ora e alla fine si avranno anche molti consigli pratici”.

“Inoltre quest’anno, – dice Iannoccari -  in occasione del decimo anniversario, Assomensana allestirà un camper che dal 18 al 23 settembre girerà l’Italia e si fermerà nelle piazze principali di 20 città per promuovere l’evento e portare il messaggio di salute che porta con sé. Nell’occasione saranno distribuiti materiali informativi SPIM e il camper riporterà il luogo degli enti che sostengono l’iniziativa”.

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