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15 candeline in Svizzera per il Piano d’ azione nazionale «Parità tra donna e uomo»

Quindici anni fa, il Consiglio federale ha adottato il piano d’azione nazionale «Parità tra donna e uomo». Da allora sono stati fatti importanti progressi: il livello d’istruzione delle donne è aumentato, sono state introdotte le indennità di maternità e l’interruzione non punibile della gravidanza nelle prime 12 settimane.

È quanto si legge in un rapporto del Dipartimento federale dell’interno e del Dipartimento federale degli affari esteri, che però non manca di segnalare le lacune ancora da colmare.

Dopo l'ultima conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, era stata adottata una piattaforma d'azione. Quattro anni più tardi il Consiglio federale creò uno strumento di lavoro per l'attuazione della piattaforma d'azione: il piano d'azione nazionale «Parità tra donna e uomo».

Il rapporto traccia ora un bilancio e sottolinea i progressi più significativi compiuti dal nostro Paese negli ultimi 15 anni. Le donne hanno un livello d'istruzione più alto, sono più presenti sul mercato del lavoro, hanno diritto a un congedo di maternità di 14 settimane e possono legalmente interrompere la gravidanza nelle prime 12 settimane. A tutto questo si aggiungono i successi ottenuti con il finanziamento iniziale della custodia di bambini complementare alla famiglia e l'introduzione di assegni familiari federali e della perseguibilità d'ufficio della violenza domestica.

C'è ancora molto da fare

«Grazie al piano d'azione sono stati raggiunti molti obiettivi della parità», dice Sylvie Durrer, direttrice dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo UFU. Ma resta molto da fare sia in Svizzera che all'estero. Le donne continuano a percepire salari più bassi soltanto a causa del loro sesso e la conciliabilità tra famiglia e professione è ancora lacunosa. La quota di donne attive in politica ristagna dal 2007. Ai piani alti dell'economia le donne sono sottorappresentate e la violenza domestica è ancora molto diffusa, anche in Svizzera. Nella scelta della formazione, della professione e dello stile di vita, ragazzi e ragazze risentono ancora fortemente degli stereotipi di genere, a scapito dei loro reali desideri e delle loro capacità.

Il rapporto è stato redatto in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri. L'autonomia economica delle donne, la loro partecipazione alla politica e l'eliminazione della violenza di genere sono priorità comuni alla politica interna ed estera del nostro Paese. Grazie al piano d'azione nazionale, la promozione della parità tra donna e uomo ha del resto potuto essere integrata nelle cooperazioni internazionali della Svizzera. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione, per esempio, nei suoi programmi bilaterali si impegna affinché donne e ragazze abbiano accesso paritario a formazione, lavoro e reddito.

Un opuscolo a misura di lettore

L'idea del rapporto si deve alla ex consigliera nazionale Josiane Aubert. L'opuscolo, redatto dal Centro interdisciplinare per la ricerca di genere dell'Università di Berna è riccamente illustrato. Retrospettiva degli ultimi 15 anni, presenta per tutti i 13 temi, per esempio formazione, salute, economia o diritti umani, le cifre e i fatti più importanti, un bilancio dello stato di attuazione a livello nazionale e internazionale, i maggiori successi e le buone pratiche e, sotto forma di raccomandazioni, gli obiettivi per il futuro.

Il rapporto costituisce una base per la collaborazione internazionale: nel 2015, infatti, le Nazioni Unite, nel quadro della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne CSW, esaminerà lo stato di attuazione della piattaforma d'azione di Pechino in tutti gli Stati membri.

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